19 agosto 2014

Rucola, e poi?


Rucola, e poi?
di Gabriella Molli
Il pesto di rucola di Daniela mi ha piacevolmente ricordato una discussione tra amici 
su un tema affiorato proprio a proposito della ruchetta. 
Siamo partiti dalla rucola, poi passammo a: sedano, pinoli, basilico, cipolla, salvia, zafferano; 
ovvero a parlare di quelli che sono considerati ingredienti che rinvigoriscono il desiderio. 
Ridemmo molto ma, leggendo la cucina romana, ho trovato questi versi di Ovidio, 
che per rinvigorire l’amore consiglia:
    “….prendi candido bulbo (leggi cipolla o lampascione?)
              quello che ci manda  la città greca d’Alcatoo
         e l’erba che stimolante cresce nel tuo orto (leggi ruchetta?)
       e qualche uovo e poi miele d’Imetto
           e i pinoli che tra gli aghi aguzzi ci dona il pino”
             "Sana herba salax, la rucola “i lenti mariti spinge a Venere”.
Che dire? Pane e cipolla, poverissimo cibo, oltre a togliere la fame riusciva anche
 a sollecitare certe attività piacevoli? 
E la frittata di cipolle e uova è nata nella testa della donna con questo intento?
Sto sorridendo, ma mi viene in mente la focaccia con la cipolla 
e penso alla beffa di una leggenda metropolitana ligure che racconta la nascita
 di questo piatto da parte di una moglie follemente gelosa,
 che cercava di rendere inavvicinabile l’alito del marito in partenza per una lunga pescata 
con soste in spiagge lontane fra mille tentazioni, con tante belle focacce alla cipolla. 
Beh, a mio avviso è una leggenda antistorica. 
Perché è quasi impossibile che le fosse sfuggito il significato erotico della cipolla 
che era vietata nella cucina dei monasteri.
E sempre parlando di fuoco d’amore, potrei citare: pistacchi, carciofi, tartufi. 
Il tartufo, sostiene Giuseppe Mantovano nel testo “L’avventura del cibo. Origini, misteri, 
storie e simboli del nostro mangiare quotidiano” (Gremese Editore, 1989), 
ha grande fortuna nelle mense rinascimentali, perché “delicato al gusto”, 
ma soprattutto “perché aumenta lo sperma e l’appetito del coito” (da Pisanelli).
Poi nel XVII secolo dall’America, attraverso la Spagna, arriva il rito della cioccolata.
 E Mantovano ricorda che Madame Pompadour si cibava di cioccolato e di minestre di sedano.   
Fu per questa ragione che pezzettini di cioccolato sono finiti con pinoli e uvetta
 in una torta per la festa di San Bartolomeino a Pitelli?
Non ho ancora parlato dei ceci. Che fin dall’antichità sono stati stimati
 come ottimo aiuto per i riti piacevoli della fecondità. 
Beh, la farinata e la panizza sono molto diffuse nel nostro territorio, 
e, guardate bene, secondo tradizione sono piacevolmente consumate in primavera 
con cipollotti affettati fini. Un’altra annotazione su usi e costumi del nostro territorio, 
mi porta ad evidenziare che nei fritti canonici delle grandi abbuffate di Natale, Pasqua e Capodanno
 in casa mia non mancavano mai i sedani fritti. Sarà un caso… 
Ebbene, ora voglio tornare là dove sono partita: un pesto alla rucola 
è l’ideale per una cena con super dopocena. 
Ma voglio anche ricordare che la rucola è diventata negli Anni Novanta un letto meraviglioso
 per un “carpaccio”. Dice Roberta Corradin nel suo libro “La repubblica del maiale. Sessant’anni di storia d’Italia tra scandali e ossessioni culinarie” (Chiarelettere, 20139:
 “Digitando “letto di rucola” su Google vengono fuori 247.000 risultati”.
 E poi: “Il letto di rucola ci arriva sul piatto esaltato dal ménage à trois 
con carpaccio e scaglie di Parmigiano, pomposamente condito con gocce di aceto balsamico.
 Ci sentiamo ricchi, informati, gourmet e pure proteici e vitaminici”.
 Beh, sì. Ma non è che il piatto sia diventato “una ossessione culinaria degli Anni Novanta” 
perché il binomio rucola-carne produce quei piacevoli effetti?  




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