Il budino di casa di una volta, il dolce della domenica. E quando c'erano anche cacao e amaretti era una gran festa. “I termini bonet [bunèt],
piemontese, e bonetto [bunétu], ligure, non indicano tanto un dolce
"tipico", quanto la preparazione che in italiano viene genericamente
chiamata 'budino': il fatto che questo dolce sia sentito come
"tipico" della cucina piemontese non ne riflette una particolare
specificità regionale, anche se, in Piemonte come altrove, possono esistere
ricette specifiche e modalità originali di preparazione del budino: è chiaro
quindi che la voce non è di per sé "tipicamente" piemontese come
"tipicamente" piemontese non è neppure il dolce, e quindi non c'è da
stupirsi se la si ritrova anche in altre regioni, dove il budino ovviamente
esiste pur senza essere ritenuto particolarmente "tipico". L'origine
della voce potrebbe risalire banalmente all'aggettivo bon 'buono' in forma
diminutiva, e indicare quindi 'una cosetta buona, un dolcino buono'; è però
possibile risalire (non senza l'influsso comunque presente di bon 'buono') alla
parola 'bonetto' che significa 'berretto', attribuita a un dolce che per la
forma può richiamare in certi casi un copricapo: allo stesso modo lo 'zuccotto'
è un dolce così chiamato con riferimento alla sua forma che richiama lo
'zuccotto' appunto o 'zucchetto', ossia il noto copricapo ecclesiastico a
calotta.”
Bunèt e Bunettu - Fiorenzo Toso – la civiltà della forchetta in memoria di Giovanni Rebora
IL BUNETTU, IL BUDINO DELLA FESTA















